mercoledì 4 gennaio 2012

Sequenza sismica del Pollino - agg 02

fonte: www.protezionecivile.it


Aggiornamento della sequenza sismica tra le province di Cosenza e Potenza

3 gennaio 2012

Approfondimenti sui fenomeni in corso e sulla prevenzione del rischio sismico

Il Centro nazionale terremoti dell'Ingv

Nel periodo di Natale si è assistito ad una leggera ripresa dell’attività sismica nella zona del Pollino, tra la Calabria e la Basilicata. Sulla base dei dati forniti dall'Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall'Ufficio Rischio sismico e vulcanico del Dipartimento della Protezione Civile, pubblichiamo alcuni approfondimenti su questi fenomeni.

Nella zona di confine tra le province di Cosenza e Potenza è in atto una sequenza sismica, o sciame: non c'è infatti, almeno fino a questo momento, un terremoto principale seguito da repliche di minore intensità, ma si stanno verificando scosse di energia paragonabile tra loro, distribuite in maniera casuale nel tempo. La sequenza sismica, iniziata nel settembre del 2010, è caratterizzata da eventi di bassa magnitudo, generalmente inferiore a 3.0, con profondità comprese tra 3 e 10 km, concentrati in una ristretta fascia di territorio ad andamento Nord Nord-est - Sud sud-ovest.

Si riconoscono due intervalli temporali principali a maggiore concentrazione di eventi: il primo tra settembre e novembre del 2010, con 5 terremoti al giorno in media; il secondo intervallo è quello tuttora in corso, che interessa l’area da fine ottobre 2011, con un numero di eventi leggermente superiore al primo periodo. Tra questi due intervalli, la sismicità è stata abbastanza continua ma con un numero medio di eventi sensibilmente inferiore. A dicembre, dopo alcuni giorni caratterizzati da pochissime scosse (tra il 15 e il 22 dicembre), nel periodo di Natale si è assistito a un leggero incremento del numero giornaliero di eventi (tra 5 e 10) e delle magnitudo. In particolare, il 24 dicembre alle 21:17 si è verificata una scossa di Ml pari a 3.3.

Dal 1° ottobre ad oggi, 3 gennaio, la Rete sismica nazionale dell’Ingv ha registrato complessivamente oltre 730 scosse nell’area del Pollino, la più forte delle quali ha raggiunto magnitudo pari a 3.6 (il 23 novembre 2011, alle ore 15:12). Altri tre terremoti hanno avuto una magnitudo maggiore di 3.0: quello del 1° dicembre (Ml pari a 3.3), quello del 2 dicembre (Ml pari a 3.2) e quello del 24 dicembre (Ml pari a 3.3).
La sequenza è stata avvertita in diversi comuni, tra i quali Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo, nel cosentino, e a una distanza superiore ai 10 chilometri, Aieta, Morano Calabro, Orsomarso, Papasidero, San Basile, Verbicaro, sempre in Calabria, e Castelluccio superiore, Episcopia e Latronico, in Basilicata.

Il Centro Nazionale Terremoti dell'Ingv, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, di recente ha potenziato il sistema di monitoraggio dell’area installando tre nuove stazioni, che trasmettono il dato in tempo reale alla sala di monitoraggio di Roma, per migliorare la definizione dei parametri degli ipocentri degli eventi. Di queste, una stazione è parte della rete nazionale, mentre le altre due sono stazioni temporanee della rete mobile.

In base alla mappa di pericolosità sismica del nostro Paese realizzata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’area del Pollino presenta una elevata pericolosità sismica. I Comuni interessati dalle sequenze in corso sono classificati in zona sismica 2. Si tratta di territori in cui devono essere applicate specifiche norme per le costruzioni. La mappa di pericolosità e la classificazione sismica indicano quali sono le aree del nostro Paese interessate da un'elevata sismicità, e quindi dove è più probabile che si verifichi un terremoto di forte intensità, ma non possono stabilirne il momento esatto né il luogo. Lo studio delle sequenze sismiche, come quelle in atto nell’Appennino calabro-lucano, non consente di fare ipotesi sulla possibilità che si verifichi o meno una scossa molto più forte, che possa produrre seri danni e crolli. Ad oggi, infatti, non ci sono metodi riconosciuti dalla scienza per prevedere il tempo ed il luogo esatti in cui avverrà un terremoto. La mappa di pericolosità sismica è tuttora lo strumento più efficace che la comunità scientifica mette a disposizione per le politiche di prevenzione. La prevenzione, che si realizza principalmente attraverso la riduzione della vulnerabilità sismica delle costruzioni, ovvero il rafforzamento delle costruzioni meno resistenti al sisma, resta la migliore difesa dai terremoti e l'unico modo per ridurne le conseguenze immediate.