mercoledì 2 febbraio 2011

Boati in Fadalto - agg21


Visto l'altissimo numero di contatti che sta registrando il blog è opportuno da parte mia sottolineare che le notizie che trovate riportate sono tratte da testate giornalistiche internet. Per questo motivo non possono essere confermate della notizie di cui viene riportata la fonte.
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fonte notizie.virgilio.it

Terremoti/ Boati a Fadalto, riunione tecnica lunedì 7
Vertice con Istituto Geofisica di Udine e Cnr Padova


Alla riunione sono stati invitati il Centro Ricerche Sismologiche dell' Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale di Udine, l'Unità Operativa di Supporto (UOS) della struttura di Padova dell'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR, il Servizio valutazione del Rischio Sismico della Protezione Civile Nazionale, i presidenti delle Province di Belluno e di Treviso, i sindaci di Vittorio Veneto e di Farra d'Alpago, oltre ai responsabili delle direzioni regionali interessate (Direzione Geologia e Georisorse, Unità di progetto Protezione Civile, Direzione Difesa del Suolo) e alle Prefetture di Belluno e Treviso.

fonte www.oggitreviso.it

TRA I BOATI DEL FADALTO
La gente del posto convive con un fenomeno mai avvertito prima. Alcuni sono tranquilli. Altri pensano che qualcosa debba accadere


VITTORIO VENETO - Io sto col Maschietto. Angelo Maschietto è un astronomo, matematico e geologo del XVI secolo. Mascheitto ha scritto la prima (e quasi unica) toponomastica del Vittoriese. Ha scritto e spiegato perché certi posti si chiamano così. E’ andato alla radice (leggi: etimologia) dei luoghi e ci ha detto che ogni nome e ogni luogo è legato alla sua origine, o storia.

Il Maschietto, sul Fadalto, dice che alcuni riconducono la sua etimologia a “fatto alto” perchè Fadalto potrebbe essersi formato da una frana, dal cedimento del monte Pineto (ai margini del Cansiglio) a causa dello scorrere del fiume Piave in qualche anfratto sotterraneo. Maschietto (per tranquillizzare chi legge) dice pure che a lui quest’etimo pare incerto e che il nome Fadalto deriverebbe da faggio, che è uno degli alberi autoctoni della zona. Per questo io sto col Maschietto. Perché non voglio pensare che Fadalto significhi cedimenti, smottamenti, crolli, e che una parte di Marca potrebbe franare, inghiottire uomini, case e vita. Ed essere una specie di altro Vajont, come qualcuno ha ventilato.

Fadalto e Vajont. L’idea di associare anche lontanamente i due nomi è ovviamente scartata da chi in questi posti ci vive, ci passa.

"Io abito a Longarone, esattamente a Castellavazzo, - dice Giuseppe Settin, classe 1961, che lavorando all’Emisfero di Vittorio Veneto passa ogni giorno per il Fadalto – e credo il Vajont resterà una tragedia unica. Con una causa che è stata sondata e spiegata chiaramente: lì c’era una diga e un invaso che non andavano fatti. L’analogia col Fadalto non esiste”. Secondo Settin il fenomeno dei boati in Fadalto è stato enfatizzato e alcuni residenti ci ridono un po’ su. “A fare rumore – dicono – sono quelli di Farra (una frazione poco distante): gli abitanti di Farra sono soprannominati “Bot”.

Ipotesi terremoto. In questi giorni i sismografi dovrebbero confermare che non c’è un’attività tellurica preoccupante in zona anche se “qualche scossetta – conferma Luigino Puricella del bar Sella – in Fadalto si sente sempre”. “Scossette di assestamento - tranquillizza Attilio Scarpa che vive a Ponte nelle Alpi e che ricorda il terremoto del '76 e la scia di piccoli movimenti tellurici conseguenti.- I boati che si sentono qui, dice l’anziano, sono riconducibili all’acqua, ai movimenti sotterranei: ha piovuto due mesi di seguito e l’acqua fatica a defluire, borbotta…”

Timori e preoccupazione. Ma la preoccupazione per quanto sta accadendo in Fadalto qualcuno la sente. Fatalisticamente, magari, ma la sente. Sulla pelle.

“Il fenomeno preoccupa anche me che vivo ai Frati, a Vittorio Veneto – dice Fabio Nuti, agente di commercio. - Non è normale quello che sta accadendo e sarebbe assurdo abbassare la guardia. Non monitorare costantemente la situazione”.


Fabio Nuti vive ai Frati, Vittorio Veneto

E a credere che “prima o poi” accadrà qualcosa di grave sono due residenti a Fadalto basso: Renzo Baccichet e Martino Mognol. I due parlano del fenomeno dei boati come di qualcosa di nuovo, inedito, pericoloso e strano. Ne parlano, dicono, con cognizione di causa. Un po’ perché in Fadalto loro ci stanno da sempre (e hanno entrambi più di sessant’anni), un po’ perché in Fadalto ci hanno lavorato. Entrambi sono stati impiegati come operai nella costruzione dell’autostrada che bypassa il Fadalto, un po’ svettando verso il cielo con un’interminabile sequela di piloni, un po’ entrando nel ventre della montagna.

Renzo Baccichet di Fadalto Basso

“Il Fadalto – dice Martino Mognol (che non conosce il Maschietto) – è una frana. Le case, i boschi, gli orti stanno tutti su una frana che si è formata chissà quanti millenni fa. Ma che è pur sempre una frana. Una frana che sta tra due montagne che sono pura roccia. Per costruire l’autostrada io mettevo la cariche esplosive. La montagna è stata sventrata con la dinamite. E i boati che sentiamo ora (l’attività è iniziata ad agosto, ma si è fatta più frequente nell’ultimo mese) sembrano l’eco di un’esplosione sotterranea: si tratta di rumori sordi, che vengono dalla profondità della terra.”

Martino Mognol di Fadalto Basso

E come se li spiega? La causa sono le falde d’acqua che cercano una via di scorrimento. L’autostrada, c’è poco da dire, ha snaturato il paesaggio. I piloni che sorreggono il viadotto entrano nelle viscere della terra tanto in profondità quando si innalzano. Per fissarli al suolo, sotto il plinto che li regge alla base, sono stati fissati pali di ferro cementati. Solo che il cemento non è sempre finito nel posto giusto. Io, durante i lavori, ho visto la colata di cemento fuoriuscire in mezzo al lago.

Vuol dire che i piloni dell’autostrada hanno i piedi d’argilla? Voglio dire che si è costruito su una “frana”. Su un territorio e un terreno carsico, caratterizzato da buche creati soprattutto dall’acqua. I lavori per l’autostrada hanno bloccato e deviato l’acqua che ora sta cercando di trovare una via. Può darsi che riesca a scavarsi un alveo più in basso, ma può darsi che trovi roccia o cemento e che salga verso la superficie.

Siete preoccupati? Certo che lo siamo. Ma che possiamo fare? Le nostre case sono qui.

L’ipotesi che i boati avvertiti dalla popolazione in Fadalto (boati che fanno tintinnare i piatti, i bicchieri, vibrare i mobili) sarebbero in effetti collegati a spostamenti d'acque sotterranee è la più plausibile.

A confermarlo, ieri a Venezia, durante un incontro tra le autorità comunali dell'area interessata e la protezione civile regionale, sono stati alcuni ricercatori che hanno collegato gli eventi acustici con spostamenti di masse d'acqua, alterate nel loro volume dalle precipitazioni dell'autunno scorso.


BOATI. ROSSET: «NESSUNA IPOTESI È ANCORA ESCLUSA»
L'assessore alla Sicurezza va cauto sull'ipotesi che si è accreditata nelle ultime ore, ovvero quella delle acque sotterranee


VITTORIO VENETO – «Nessuna ipotesi è esclusa» fa sapere l’assessore alla sicurezza del Comune di Vittorio Veneto Mario Rosset (in foto a lato), che ieri, martedì, si trovava in Regione per un incontro con la Protezione Civile regionale.
«L’incontro di oggi (ieri ndr) – precisa - aveva tutt’altra finalità, ovvero illustrare il piano di protezione civile comunale e le aree individuate per gli interventi, non solo per il Fadalto, ma per l’intero comune. Non abbiamo valutato alcun dato rilevato dai sismografi, perché i tecnici li stanno ancora raccogliendo». Piano comunale di Protezione Civile che la Regione ha classificato tra i migliori del Veneto.

L’assessore Rosset, dunque, non conferma che, in occasione dell’incontro si sia fatta avanti tra le tante ipotesi quella che i boati del Fadalto siano collegati agli spostamenti delle acque sotterranee, così come diramato dall’Ansa nel pomeriggio di ieri.

Un’ipotesi, questa, che era stata sostenuta nelle scorse settimane anche dal geologo vittoriese Antonio Della Libera. Le abbondanti piogge cadute nel corso degli ultimi mesi, sempre secondo questa ipotesi, avrebbero innalzato le falde sotterranee e riempito gli spazi vuoti ricchi d’aria, generando così i boati che da mesi i residenti sentono provenire dal sottosuolo.

«La pioggia – spiega Della Libera (in foto a lato)- quando penetra all’interno di massicci di natura carsica come il Visentin o il Cansiglio innalza la falda, aumentando la quantità d’acqua all’interno e questo può creare secondo me delle dinamiche. Là dove non c’è roccia, c’è aria e quando arriva l’acqua la scaccia via».

Che tipo di indagini si dovrebbero eseguire per capire se la natura dei boati sia proprio questa? «Si possono misurare le oscillazioni della falda, ma questo lo fanno solo gli speleologi, una ricerca finalizzata a questo è difficile da realizzare. Bisognerà un po’ alla volta eliminare tutte le ipotesi che non stanno in piedi e poi si vedrà. Quello che si può dire è che se la causa fosse questa, non sarebbe molto preoccupante. Con la normalizzazione delle falde, gli eventi dovrebbero rientrare e ciò sarebbe un riscontro che sosterrebbe questa ipotesi Sarebbe inoltre interessante capire con una ricerca se in altre zone carsiche questi fenomeni si verificano o si sono verificati».

Questa sera, 2 febbraio, confermato il coordinamento tecnico in Municipio, mentre continuano i contatti tra l’amministrazione e il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile. Oggi i cieli di Vittorio Veneto saranno sorvolati anche da un elicottero della Protezione Civile che monitorerà dall'alto l'intera Val Lapisina.